Quali miscele di caffé si usano in Italia e da quali tipi di caffé sono composte? Come cambiano le miscele di caffé nelle varie regioni?
Su questo blog abbiamo ripetuto fino allo sfinimento una banalità poco ragionata. Le miscele di caffé sono composta di chicchi di diversa origine; perfino le famosa miscela 100% arabica è composta di diverse arabiche, e non tutte, a volte, di prima qualità.
L’Italia, comunque, è lunga, e scendendo la penisola si scopre che sono diverse le miscele usate, e, naturalmente, i caffé che le compongono..
Il Nord Italia, mediamente, predilige miscele più dolci e con un filo di acidità. Sono queste le caratteristiche dei caffé centroamericani. In queste miscele si trovano chicchi che arrivano da Messico, Guatemala (dall’aroma leggermente vanigliato) Costarica, Colombia etc.
Curiosamente sembra che a fare eccezione siano i caffé serviti nei bar in montagna, dove spesso (esperienza personale) il caffè è bruciato e davvero cattivo… Sarà la pressione dell’alta quota? A voi è succede?
Se dovessimo eleggere una miscela per il centro Italia direi che la 80% arabica 20% robusta è quella preferita. Miscela intensa questa, forte e corposa, con (nei casi migliori) caffé Etiopi (favoloso il Limu) e Indiani.
Nel sud la tradizione vuole un caffé fortissimo, scuro e intenso, perfino amaro. È così che in queste regioni le miscele con una più alta percentuale di robusta incontrano il favore dei clienti; alta percentuale di robusta (anche 60 /40 o 50% arabica) che viene associata ad una tostatura piuttosto spinta per un espresso al quadrato.







